Ho seriamente paura di non farcela. Ci provo, ci provo, ci provo. Ci provo a scrivere, ci provo a ragionare su una strutturazione dei capitoli che sia sensata, io ci provo sul serio.
Ma non ce la faccio, davvero. L'argomento non mi interessa, probabilmente non l'ho capito e sicuramente non l'ho fatto mio. Perché diavolo non sono stata capace di impormi? Perché non le ho detto no, grazie tante, ma dell'oggetto transizionale me ne sbatto, voglio fare una tesi sulla tricotillomania?
E perché ho passato un mese a non fare un cazzo, gingillandomi con attività piacevoli quanto deliziosamente inutili, per poi rendermi conto alla fine che forse - ma forse - quel tempo poteva essere prezioso?
Perché cristo santo, perché. Continuo a ripetermi che ce la posso fare, ma non vedo come, e d'altra parte non ho la forza di mollare. Devo farcela. Ma non so come. Non so come non so come non so come.
Il dramma è che come al solito è colpa mia, non posso incolpare altri della situazione in cui mi trovo. Posso maledire la prof, e lo faccio ogni santissimo giorno, ma il problema rimane.
Devo scrivere solo 30 dannatisssime pagine. Sembrava una cazzata, e invece.
Il lavoro nobilita l'uomo. Può anche essere.
Ma il tirocinio! Ah, il tirocinio no, non ti nobilita affatto. Svegliarsi alle 8 e un quarto di mattina, specialmente a luglio e ad agosto, per passare tre ore nell'inutilità più completa - per te stessa e per gli altri - senza manco prendere un soldo... no, davvero, non è qualcosa che ti possa rendere migliore.
Che immensa rottura di coglioni, cristo.
Facebook, che Google ti strafulmini.
Perché mi mandi lo spam, perché?
Hacker di tutto il mondo, unitevi!

Due anni fa, quando il prete ha bussato alla nostra porta, sono stata io ad andare ad aprire.
Prete: Salve, sono qui per benedire casa.
Io: Ah, ma noi siamo tutti atei.
Prete: [incredulità] Ah, son contento.
Io: [sorrisino di circostanza]
Prete: Arrivederci.
Io: Arrivederci.
L'anno scorso, purtroppo, è stata mamma ad aprire la porta. Mamma, che non va in chiesa se non per matrimoni e funerali, che si ricorda di essere credente solo per queste occasioni da 'che pensa la gente se non facciamo entrare il prete?'. Non solo l'ha fatto entrare, ma gli ha sganciato pure 10 euri per un ciaffo di plastica, a quel simoniaco che non è altro.
Il 2008 è stato l'anno peggiore che ci sia capitato, e non scherzo. Il peggiore.
Oggi è la giornata del 'benedicimi casa prima di Pasqua'.
Il prete dovrebbe passare dalle 17 alle 19.30, stando all'avviso giù in bacheca.
Mamma è del partito 'lasciamolo entrare, che male può fare.'
Io sono del partito 'se lo lasciamo entrare siamo davvero dei democristiani ipocriti.'
Babbo, che è ateo come me, è del partito 'fate un po' quello che vi pare.'
Sto pensando di piazzarmi davanti alla porta e aspettare che suoni. Perché allora è solo una questione di riflessi. Se sono più veloce io, quello rimane fuori, lui e le sue benedizioni non richieste. Lui e il suo ciarpame pseudo-religioso non richiesto.
Io non mi vergogno di essere atea. Io non credo. Io. Non. Credo.
Il tempo fa cagare. A tratti vien giù l'iradiddio.
Domani avrei - ho? - l'esame di Storia della sanità, a Urbino. La strada per Urbino è tremenda e passa sotto il monte Catria. Una volta me la sono fatta con la neve al ritorno: era tutto bianco - sopra sotto ai lati bianco dovunque - e nonostante stesse nevicando da poco la strada era già semi-gelata.
Potrei evitare, no?
Considerando soprattutto che posso tranquillamente compilare l'eserciziaro a casa e inviarglielo. Con i libri sotto, già.
Ho infilato quest'esame nella sessione di febbraio perché l'unica alternativa era dare solo Storia contemporanea. Un esame in meno, è un esame in meno, mi sono detta. Ma visto il tempo di merda, pensavo fosse ragionevole optare per l'eserciziario.
Ma no, è diventato vitale dare l'esame domani. In macchina, col treno, a piedi, con qualsiasi mezzo.
E allora, perdio, domani prendo la Panda e vado su, a costo di rimanere sepolta sotto la neve all'altezza di Serra S. Abbondio. E vaffanculo.