Ho seriamente paura di non farcela. Ci provo, ci provo, ci provo. Ci provo a scrivere, ci provo a ragionare su una strutturazione dei capitoli che sia sensata, io ci provo sul serio.
Ma non ce la faccio, davvero. L'argomento non mi interessa, probabilmente non l'ho capito e sicuramente non l'ho fatto mio. Perché diavolo non sono stata capace di impormi? Perché non le ho detto no, grazie tante, ma dell'oggetto transizionale me ne sbatto, voglio fare una tesi sulla tricotillomania?
E perché ho passato un mese a non fare un cazzo, gingillandomi con attività piacevoli quanto deliziosamente inutili, per poi rendermi conto alla fine che forse - ma forse - quel tempo poteva essere prezioso?
Perché cristo santo, perché. Continuo a ripetermi che ce la posso fare, ma non vedo come, e d'altra parte non ho la forza di mollare. Devo farcela. Ma non so come. Non so come non so come non so come.
Il dramma è che come al solito è colpa mia, non posso incolpare altri della situazione in cui mi trovo. Posso maledire la prof, e lo faccio ogni santissimo giorno, ma il problema rimane.
Devo scrivere solo 30 dannatisssime pagine. Sembrava una cazzata, e invece.
Il lavoro nobilita l'uomo. Può anche essere.
Ma il tirocinio! Ah, il tirocinio no, non ti nobilita affatto. Svegliarsi alle 8 e un quarto di mattina, specialmente a luglio e ad agosto, per passare tre ore nell'inutilità più completa - per te stessa e per gli altri - senza manco prendere un soldo... no, davvero, non è qualcosa che ti possa rendere migliore.
Che immensa rottura di coglioni, cristo.
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata.
E tu vuoi fare qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda.
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai solo voglia di pensare
Che fra poco è primavera.
Io voglio far qualcosa che serva
Dir la verità è un atto d’amore
Fatto per la nostra rabbia che muore.
Il tempo fa cagare. A tratti vien giù l'iradiddio.
Domani avrei - ho? - l'esame di Storia della sanità, a Urbino. La strada per Urbino è tremenda e passa sotto il monte Catria. Una volta me la sono fatta con la neve al ritorno: era tutto bianco - sopra sotto ai lati bianco dovunque - e nonostante stesse nevicando da poco la strada era già semi-gelata.
Potrei evitare, no?
Considerando soprattutto che posso tranquillamente compilare l'eserciziaro a casa e inviarglielo. Con i libri sotto, già.
Ho infilato quest'esame nella sessione di febbraio perché l'unica alternativa era dare solo Storia contemporanea. Un esame in meno, è un esame in meno, mi sono detta. Ma visto il tempo di merda, pensavo fosse ragionevole optare per l'eserciziario.
Ma no, è diventato vitale dare l'esame domani. In macchina, col treno, a piedi, con qualsiasi mezzo.
E allora, perdio, domani prendo la Panda e vado su, a costo di rimanere sepolta sotto la neve all'altezza di Serra S. Abbondio. E vaffanculo.
Ma vaffanculo.